Se stai valutando un'AI per l'azienda, prima o poi trovi due parole: cloud e on premise. Sembrano una scelta tecnica. In realtà decidono dove stanno i tuoi documenti, chi può metterci le mani e cosa succede quando vuoi cambiare fornitore. Qui trovi cosa vogliono dire, cosa cambia davvero e le domande da fare prima di firmare.
Cosa vuol dire «on premise»
On premise vuol dire «nei locali»: le macchine su cui gira l'AI stanno nella tua sede, dentro la tua rete, e le tieni tu o chi incarichi. In italiano si dice anche «in sede» o «in locale».
Cloud è il contrario solo in parte. La definizione più usata è quella del NIST, l'ente americano degli standard: un modello in cui accedi via rete a risorse condivise (server, spazio, programmi) che il fornitore assegna e libera in fretta. Tra le sue caratteristiche c'è la messa in comune delle risorse: il cliente di solito non controlla né conosce il luogo esatto delle risorse, ma può indicarlo a grandi linee, per esempio il paese o il data center. Il cloud pubblico sta nei locali del fornitore. Il cloud privato, invece, può stare nei locali dell'organizzazione o fuori: la parola «privato» da sola non dice dov'è.
Per questo noi parliamo di tre strade, non di due: un server nella tua sede (on premise), un server dedicato a noleggio in un data center italiano, oppure uno spazio condiviso con i dati separati. La seconda è fuori sede, ma non è un servizio online qualsiasi: la macchina è tua per contratto e non la dividi con nessuno.
Cosa cambia davvero
| Servizio cloud | On premise |
|---|---|
| Macchine. Del fornitore, condivise con altri clienti. | Tue, nella tua rete. |
| Documenti e registri. Nel data center del fornitore, dove dice il contratto. | Nella tua sede. |
| Accesso amministrativo. Il personale del fornitore e dei suoi sub-fornitori. | Chi decidi tu. |
| Aggiornamenti. Li fa il fornitore, nei suoi tempi. | Li programmi tu, o chi ti assiste. |
| Guasti e copie. Se ne occupa il fornitore. | Servono una copia e un piano di ripristino tuoi. |
| Partenza. Subito, senza comprare niente. | Serve la macchina e qualcuno che la installi. |
| Uscita. Porti via i dati, con le regole del Data Act. | Le macchine restano tue. |
Il cloud ha vantaggi veri: parti subito e non tieni niente. On premise ha il vantaggio opposto: niente esce dalla tua rete. In mezzo c'è il server dedicato: sta in un data center in Italia, ma è solo tuo.
Documenti e registri: la domanda è «dove» e «chi»
Quando l'AI lavora sui tuoi documenti, il fornitore tratta dati per conto tuo. Il GDPR lo chiama responsabile del trattamento e chiede un contratto scritto che dica cosa fa, per quanto tempo e con quali garanzie (articolo 28). Il fornitore non può passare i dati a un altro fornitore senza la tua autorizzazione scritta e deve permetterti verifiche e ispezioni (articolo 28, paragrafi 2 e 3). Ogni trasferimento fuori dall'Unione segue regole proprie (articolo 44).
Il Comitato europeo per la protezione dei dati aggiunge un punto che molti dimenticano: anche l'accesso da remoto da un paese extra-UE, per esempio per assistenza, e la conservazione in un cloud fuori dallo Spazio economico europeo contano come trasferimento. Chi usa un'infrastruttura cloud internazionale deve verificare se e dove i dati vengono trasferiti, a meno che il fornitore sia stabilito nel SEE e scriva nel contratto che i dati non saranno trattati in paesi terzi (Raccomandazioni 01/2020, punto 13).
C'è poi una cosa che vale solo per l'AI: i registri. Ogni domanda fatta all'assistente e ogni risposta contengono pezzi dei documenti. Dove stanno i registri, per quanto tempo e chi li legge sono domande da fare come per i documenti stessi.
Chi tiene le macchine
On premise vuol dire che qualcuno deve aggiornare il sistema, controllare che funzioni e fare le copie. Non è un dettaglio: il GDPR chiede misure che assicurino la resilienza dei sistemi e la capacità di ripristinare in fretta i dati dopo un incidente, e di provarle con regolarità (articolo 32). Per i soggetti coperti dalla direttiva NIS2 la continuità operativa, con backup e ripristino, è tra le misure minime (articolo 21).
Quel «qualcuno» può essere il tuo IT, un fornitore esterno o chi ti fornisce l'AI. Con l'AI privata di Wosnic i modelli aperti li scegliamo e li aggiorniamo noi, su ognuna delle tre strade; gli assistenti si usano dalla chat interna o via API compatibili OpenAI e MCP, quindi si collegano a calendario, CRM e gestionale come farebbe un servizio online.
Uscire: cosa dice il Data Act
Dal 12 settembre 2025 si applica il Data Act, il regolamento europeo sui dati. Per i servizi cloud dice tre cose utili a chi deve scegliere. I fornitori devono togliere gli ostacoli al passaggio a un altro fornitore o «a un'infrastruttura TIC locale», cioè a macchine tue (articolo 23). Diritti e tempi del passaggio stanno in un contratto scritto, che devi poter leggere prima di firmare (articolo 25). Dal 12 gennaio 2027 il passaggio non può costare niente; fino ad allora le tariffe devono restare entro i costi diretti del fornitore (articolo 29).
Tradotto: scegliere il cloud oggi non ti lega per sempre, e tornare in sede è una strada prevista dalla legge.
Sei domande da fare prima di scegliere
- Dove stanno documenti, registri e copie? Paese e data center, scritti nel contratto.
- Chi può accedere alle macchine, tra il personale del fornitore e dei sub-fornitori, e da quali paesi?
- Il contratto esclude trattamenti fuori dal SEE, anche per l'assistenza?
- Come esco e con cosa torno a casa? Formati, tempi e costi del passaggio.
- Chi aggiorna modelli e sistema, e come mi avvisa prima di cambiare un modello?
- C'è una copia dei dati e un piano di ripristino provato?
Se le risposte sono vaghe, il problema non è il cloud: è il contratto.
Sui modelli aperti e sulle schede grafiche che li fanno girare abbiamo scritto in LLM privati e open source. Per vedere come mettiamo insieme le tre strade: Le tre strade dell'AI privata: in sede, dedicata, condivisa →. Se vuoi capire quale regge, raccontaci il tuo caso.
Domande frequenti
On premise e «in locale» sono la stessa cosa?
Per un'azienda sì: le macchine stanno nella tua sede. «In locale» si usa anche per i programmi che girano sul singolo computer; in azienda vuol dire un server nella rete, con permessi e registri.
Un «cloud privato» è on premise?
Non per forza. Nella definizione del NIST il cloud privato è riservato a una sola organizzazione, ma può stare nei suoi locali o fuori, gestito da lei o da terzi. Chiedi sempre dove sono le macchine.
Se il data center è in Italia, i dati restano in Italia?
Stanno in Italia, ma possono essere raggiunti da fuori. Per il Comitato europeo l'accesso da remoto da un paese terzo è un trasferimento. Conta anche da dove lavora chi fa assistenza.
Fonti
- NIST, The NIST Definition of Cloud Computing, SP 800-145, settembre 2011.
- Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), articoli 28, 32 e 44.
- EDPB, Raccomandazioni 01/2020 sulle misure che integrano gli strumenti di trasferimento, versione 2.0 del 18 giugno 2021, punto 13.
- Regolamento (UE) 2023/2854 (Data Act), articoli 23, 25, 29 e 50.
- Direttiva (UE) 2022/2555 (NIS2), articolo 21.